Monday, May 21, 2012
Un po' di vita ordinaria per tornare in pari
I fatti più recenti:
- Il 5enne ha cominciato i suoi tornei a Basket ed è appassionato all'agonismo quanto una medusa ad un pino silvestre. Insomma ha metabolizzato che si tratta del "gioco" della partita, ma sembra più interessato alle gomme da masticare nello zainetto che alle azioni di gioco, che regolarmente sbaglia e palleggia allegro dalla parte opposta del campo mentre tutti lo inseguono e gli urlano dietro.
- Giusto per chiarire: io le chewing gum non gliele compro, contengono saccarosio e acesulfame K, notoriamente eccitanti per i bambini nonchè sospetti cancerogeni. Ma il papà dice che se non lo accontenta di tanto in tanto poi il ragazzo cresce con non so quali squilibri.
- ho avuto il piacere di seguire in doppia veste di uditrice e traduttrice un seminario sui temi della maternità e delle nascite naturali. E sempre più sono convinta che siamo stati indottrinati e infinocchiati sull'altare del dio denaro negli ultimi 40 anni al punto tale da avere perso lucidità e soprattutto, ma questa non è una novità, contatto con la madre terra.
I riferimenti per queste riflessioni li trovate qui:
http://www.mammaprimitiva.com/
http://inbraccioallaluna.wordpress.com/2012/04/05/clare-lo-prinzi-a-palermo/
- intanto da quando è cominciata la primavera ho avuto almeno 4 settimane continue di naso chiuso senza capire perchè, ma ho passato notti in apnea
- ho letto parecchio facebook e altri blog, mi sento una lurker, ma la cosa più strana è che a furia di leggere gli altri blog ti interessi delle vite altrui al punto che diventano quasi interlocutori quotidiani e senti le vite di altre persone vicine e le segui. Non saprai mai quanto loro ti riconoscano. E chissà come avviene il riconoscimento su internet. Non è che incontri qualcuno per strada e vedi com'è vestita, un giorno di verde un giorno di rosso. No su Internet ci sono gli avatar e i gravatar. E quindi riconosci icone, guardi foto, intuisci mood. Ma certe volte leggendo i racconti senti che c'è più vita, intensità, intelligenza in molti di quei racconti che ti danno la carica..... ma questo è un altro post.
Monday, October 10, 2011
Non comincio, ci giro intorno, non finisco - la mia vita da aspirante geek
Non ne comincio nè ne finisco più una.
Ma a voi capita? Qui segue l'elenco di tutto quello che non so fare, che mi incaponisco a fare e che resta sempre costantemente in sospeso. Insomma quel poco tempo che ho al computer vorrei finalizzarlo a migliorare il blog, ad ampliare il secondo blog neonato e finora pochissimo utilizzato.
Ma non mi riesce più nulla, non riesco a trovare più programmi, non riesco più a sistemare codici etc. etc. etc.
Stasera mi sono detta: penso a un logo per il mio blogghettino, se lo merita.
Comincio ad andare in giro per qualche idea e ripenso al mio altro blog, quello che vorrei che fosse una roba semiseria per mie coetanee molto meno a loro agio con la tecnologia e il mondo del web e guarda lì, vado a ritrovare il blog e mi dico che avevo davvero fatto un bel lavoro (compiaciuta, pure). Mi ero creata un bel logo e anche un acronimo, in vista dell'utilizzo su twitter IMDI (immigratidigitali). Sono i contenuti che latitano....
Allora mollo il progetto di pensare un logo a trinitypat e mi butto sulla creazione di un gravatar per IMDI.
Niente da fare, non c'è verso, ogni volta che entro sulla pagina con l'immagine del loghino IMDI mi devono croppare la foto e ci sta solo MD. Vabbè ci riprovo due o tre volte, poi mollo.
Allora, mi dico, riprendo il progetto di mettere il loghino con copyright sulle mie foto. Ma non se ne parla nemmeno. Nonostante il mio ostinato uso di GIMP non riesco a levare il bianco sfondo per rendere il loghino trasparente.
Uffi e strauffi. Mollo il colpo.
Andiamo avanti, ma provo ad aggiungere un'immagine al post su IMDI, ma si inchioda Wordpress, non va nè avanti, nè indietro (beeene).
In random:
-- volevo trasformare i miei tag in una nuvola rotante (su questo blog), c'ho provato innumerevoli volte e nulla
-- volevo mettere in calce al blog un mini slideshow di foto come nel sito di Marlene trarockeninnanne, (le avevo anche scritto, e lei mi ha gentilmente risposto, ma mi sono incartata) e di nuovo
NULLA, VUOTO, DESERTO.
-- Continuo a tenere sul desktop un link ad un sito che mi spiega come scegliere il tipo di licenza (creative commons), ma non se ne fa nulla
-- Ho anche svariati post "in canna", quasi pronti, che non pubblico, per paura di offendere o urtare la sensibilità di qualcuno/qualcosa.
-- Avevo promesso alla moderatrice di Partonaturale che le avrei mandato un mio racconto di vbac e di idea di nascita e nisba, il file è lì in attesa e in evidenza sul mio desktop.
-- Avrei anche tutte le foto su iphoto da riorganizzare e album da creare da quando in un infelice (e che diamine) tentativo di upgrade mi sono persa le foto e per ripristinare l'archivio si sono cancellate tutte le cronologie e gli album (acc!)
Insomma mi ritrovo a girare a vuoto, per ore, e alla fine do risposte su facebook e su altri forum e col risultato che mi innervosisco, anzi no, mi incaponisco e poi mi inalbero parecchio
(ci giro intorno, vorrei proprio dirlo, lo dico: mi incazzo!)
Qua ci vuole una macumba informatica.
PS e giusto per restare in tema: blogger mi da la nuova interfaccia e per caricare le foto la vecchia interfaccia e poi spiegami perchè una foto riesco ad agganciarla al link del sito e l'altra no.
Saturday, October 8, 2011
I'm in: #2eurox10leggi
Io ci sto, intendo partecipare. Posso diffondere e divulgare, coinvolgere altre amiche e persone, mi aggiornerò qui. L'idea é di Mamuela Mimosa Ravasio che propone l'iniziativa partendo dal tam-tam su Twitter e rilanciando sulla pagina facebook #donnexdonne, fucina di pensieri, iniziative, condivisioni. (qui l'origine di #donnexdonne)
L'obiettivo è ottenere la massima visibilità possibile. L'obiettivo è alzare il tono di voce, trovare un modo per rendere visibili e rappresentate le idee di noi donne, la voglia di partecipare alla vita politica del paese.
Dopo la sua iniziativa Della Valle è andato in TV, la sua forza non è solo quella economica. Noi donne abbiamo dalla nostra la rabbia, l'intelligenza, la competenza, ma non la visibilità.
Allora si potrebbero agganciare volti femminili che abbiano una certa notorietà, che non siano politici di professione, e che rappresentino SOLO la voce delle donne.
In questo periodo in cui si avvicinano le elezioni vedo nascere molti gruppetti che inneggiano alla auto promozione, ma poi scopri che ci sono politici alle spalle, insomma i soliti noti.
Noi vogliamo DAVVERO (almeno io lo desidero, penso tanto quanto le donne dalle quali questa iniziativa ha preso piede) che queste leggi vengano promulgate, che ci sia una maggiore etica e facce nuove, soprattutto nessuna logica partitica, politica si, ma non di partito. Per risalire la china dei danni perpetrati negli ultimi 30 anni alla dignità di questo paese ci vuole un cammino lungo e doloroso.
Io lo confesso sono molto dubbiosa e sfiduciata.
Ma partecipo perché è doveroso farlo. Con me partecipano altre blogger:Ipazia è(v)viva
Donne Pensanti
Comincio col mettere il banner.Segui l'#
PS Segnalatemi i vostri post, e allunghiamo la lista....
Sunday, September 25, 2011
il mio #momcamp in streaming. Un'opinione da remoto
Non ho partecipato al #momcamp, ma ero presente. Ero molto vicina ad andare, magari sarà per il prossimo anno. In fondo sono una "neo-blogger" e ho ancora bisogno di un po' di tempo per entrare nel vivo del mondo del blogging e in particolare delle donne/mamme blogger. Adesso sul sito del #momcamp stanno inserendo i video della giornata, ma già alcune sollecite blogger avevano postato su instagram qualche immagine della giornata: questa da ForbiceVerde di Flavia che parla, e quest'altra dalla stessa "fotografa" che secondo me rimanda in pieno l'atmosfera bella.La tecnologia cambia davvero il modo di partecipare. Certo non ho potuto stringere mani, dispensare sorrisi, ma eravamo insieme e interagivamo ad esempio con Chiara o Stefania, lì in rappresentanza anche del gruppo Facebook #donnexdonne.
Ho condiviso la mia "sofferenza" con michela di mammaeconomia, che ha già pubblicato il "suo" momcamp visto dal divano di casa .
Ho fatto un piccolo scherzo a luciebasta, che spero non se la sia presa (aveva scritto un tweet in cui diceva di indossare una maglietta a righe... e quando ha scritto che era arrivata le ho scritto che la vedevo... ).
Poi ho ascoltato, durante la giornata, in maniera saltarella, i vari interventi.
Il primo sull'alimentazione dei bambini, che deve essere sana ed equilibrata (ma va?), cinque pasti al giorno meglio di tre, e se possibile anche gratificante. anche se poi scopri che uno degli sponsor della merenda del pomeriggio propone una cremina spalmabile che di sano, uhm.(si ringrazia Wonder di machedavvero per la segnalazione). E insomma mentre ascoltavo mi è venuta una voglia incontenibile di spararmi una fetta di torta gelato. Ah va da se che i consigli erano applicabili anche alla dieta della mamma.
Il secondo intervento di mammafelice sull'essere blogger, davvero interessante.
Adesso lo devo proprio dire: avere un blog non vuol dire essere una brava speaker. In alcuni casi sono rimasta senza fiato. Molti interventi sono "scivolati" via fra le ciacole su twitter e qualche commento dissacrante. Ma è ovvio, uno speech è solo quello.
Alcune interviste sono andate in onda su Mammeinradio
Fra tanti interventi più o meno interessanti, con un taglio manageriale o promozionale, il progetto che mi è piaciuto di più quello della mamma pugliese Marlene di trarockeninnenanne, a mio avviso il più in "tema" con il titolo del momcamp: "il futuro delle mamme online e non solo".
Infatti è riuscita a fare da motore per un progetto dedicato al territorio: WomaM
ecco la loro presentazione
Ho anche sentito parlare in background di Riciklo.
Insomma fra streaming e twitter è stato un sabato da ricordare per le mamme in rete
Wednesday, June 8, 2011
Preferisco i blog mammosi a quelli gossippari
Una notizia gossippara mi agguanta e mi lascio trascinare nei meandri: insomma due inutili figuri si scazzottano ad una festa di compleanno. E cchi se ne, penso, eppure ci sono caduta, sono stata irretita, vado al blog di riferimento dal quale la notizia sarebbe propagata, come un sasso nell'acqua. La tizia in questione è tale Selvaggia Lucarelli che a quanto pare è una vip, l'avevo vista ad una trasmissione con Daria Bignardi, come commentatrice...beh la ragazza ha un discreto senso dell'umorismo, il giusto distacco, e una dose di autoironia che non la rende immediatamente invisa. Sono quasi tentata dall'iscrivermi alla sua newsletter.. il mio istinto frena, e torno ai miei cari blog: mamme, mammine, donne in gamba nella loro quotidianità, ricette e ricettari vari, torte di zucchero. Tutti blog frutto di incredibile forza d'animo, volontà, creatività e amore per la vita e per il cibo che sprizza da tutti i pori. Mi sa che prima o poi faccio un bel censimento di tutti i siti di mamme che mi sono passati sotto agli occhi e al naso
Friday, April 15, 2011
Parto e dintorni, dal cesareo al vbac...
Ecco quindi il mio contributo sul tema.
Non è un problema relativo al sentirsi più o meno madre. Quando leggo di parto e dintorni le voci sono innumerevoli: bei parti naturali, bei parti cesarei, bei parti con epidurali, parti da incubo con ossitocina flebo ed episiotomia, orribili cesarei, orribili naturali, strutture ospedaliere brutte, personale sgarbato, personale competente, ginecologi simili a dei scesi in terra, ginecologi ai quali ci si affida, ginecologi che decidono, donne che decidono, parti in casa, parti in acqua, dolore si, dolore no.
Quante voci e, in maniera incalcolabile, milioni di variabili, tante quante sono le donne che ogni giorno danno alla luce un bimbo. Ecco quello che penso io in merito.
Secondo me sono due le voci che suscitano maggiore controversie in merito:
-- l’idea di parto che ciascuna di noi ha, in base alla sensibilità e alle esperienze personali maturate
-- l’idea che ci si è fatte in merito al concetto di dolore nel parto
Ci sono donne più sensibili per le quali il parto rappresenta un grande momento emozionante, donne che non sono consapevoli di quanto abbiano bisogno di silenzio intorno e per le quali l’ambiente ospedaliero è deleterio per l’eccesso di intromissione. Donne che auspicano gli interventi medici epidurali e cesarei perché sono terrorizzate dall’idea di provare dolore e le loro sensazioni sono amplificate. Tutte queste sono donne che prima di comprare un capo firmato sanno vita morte e miracoli dello stilista, della stoffa, degli ultimi modelli, ma non si chiedono neanche per un minuto che tipo di taglio sarà loro fatto durante un cesareo e che conseguenze, anche a distanza di anni potrebbe avere un’operazione di chirurgia maggiore alla quale ci si sottopone come se si andasse ad una seduta da un dentista o da un’estetista!
Il parto è cambiato moltissimo negli ultimi anni, al punto che l’ospedalizzazione ha fatto si che non si può più immaginare un parto in un luogo diverso dall’ospedale. L’ospedale è un luogo rumoroso, affollato, un luogo in cui si curano le malattie e i malati, quindi la gravidanza e il parto sono diventati una cosa patologica, il parto naturale in ospedale, nella stragrande maggioranza dei casi ha ben poco di naturale: monitoraggi, rasatura del pube, visite invasive, ossitocina, epidurale, episiotomia, stimolazioni, fleboclisi, clampaggio del cordone immediato, separazione dalla madre del neonato per pochi minuti o parecchie ore.
Ma che cosa è successo alle donne e alla loro capacità di partorire, che per caso i gatti, i cani, gli animali in generale ricorrono ai medici? Viene loro detto cosa fare, come muoversi, quando spingere? Vabbè, mi direte, l’ospedale ha ridotto la mortalità materna e neonatale: ok, ma quali e quanti sono i veri parti patologici e a rischio? Possibile che su 10 donne almeno 4 subiscono un cesareo e le altre varie altre torture, che io definisco “violenze ostetriche”. Forse una o due si salvano, per la velocità dei bimbi, perché appartengono a famiglie numerose e hanno sentito e visto altri parti, oppure perché si sono debitamente informate e “ferrate” sul parto e hanno cercato le strutture giuste dove partorire (e non alle quali affidarsi, attenzione: perché le donne sanno partorire, non hanno bisogno di affidarsi a nessuno). Ma la maggior parte delle donne è come se soccombesse all'inevitabile e alla fine trova una giustificazione, si fa una ragione, arriva addirittura a pensare che in circostanze diverse a causa delle complicazioni sopravvenute avrebbe rischiato la propria vita e quella del nascituro. Non si chiederà mai, per ignoranza, per noncuranza, per eccessiva fiducia, che forse quelle complicanze sono insorte proprio a causa dell'ambiente ospedaliero. E così si giustificano ferite e tagli che restano sulla pelle e nell'anima per anni.
Questa premessa per me è importante perché ho maturato queste convinzioni dopo due parti molto diversi fra di loro, ma che per me hanno rappresentato un percorso di crescita molto forte e intenso.
Al primo parto mi sono preparata con letture, corsi preparto, gli acquisti consueti e l’entusiasmo conseguente. Ho una forte consapevolezza di me e sono convinta che il dolore del parto fosse un dolore passeggero e fronteggiabile. Ero determinatissima ad avere il mio parto spontaneo e naturale. Mi sono recata presso la migliore e più conosciuta struttura ospedaliera della città in cui vivevo (una metropoli....). Tutto è andato benissimo finchè è stata notte: travaglio fisiologicissimo e veloce in 8 h a dilatazione completa, respirazione, dolore ok, sopportabile in piedi, marito accanto. Tutto ok. Con l’arrivo del giorno (era giovedì e non è un particolare trascurabile) tutto è precipitato: rottura delle acque, allettamento con monitoraggio, visite continue e dopo solo due ore la mannaia: taglio cesareo, ma non c’era sofferenza fetale, la cartella clinica parlava chiaro, né acque tinte. Io non ho mai accettato questo taglio, che mi ha provocato notevoli sofferenze dopo, una ferita sul corpo per la quale provo un profondo fastidio. Non mi sono sentita meno “mamma”, ma mi sono sentita privata dell’agilità che un parto naturale mi avrebbe dato.
Solo con la seconda gravidanza ho cominciato a rielaborare il dolore interiore provocatomi dalla ferita e attraverso un percorso personale, e ancora letture, ma stavolta diverse da quelle del primo parto ho capito che, come gli animali, tutto ciò che volevo per un parto era silenzio intorno a me, buio, possibilità di concentrarmi e un piccolo incoraggiamento a voce nel momento più critico (viene a tutte giusto prima di partorire). Ma stavolta la questione era più delicata, si era messo in mezzo il cesareo precedente e anche se avessi trovato una struttura disponibile mi avrebbero monitorata, allettata, e messa in posizione litotomica e mi avrebbero detto come e quando spingere e per questo praticato l’episiotomia, e se si fosse interrotto tutto perché non avrei sopportato tanta invasività, alla fine mi avrebbero ritagliata.
E davvero ero terrorizzata all’idea di sopportare tanto dolore (si, non quello del travaglio, fisiologico e veloce), ma quello dell’operazione chirurgica, con tutti i rischi che questa comporta. Quando ho visitato la sala travaglio e parto dell’ospedale in cui avevo pensato di partorire mi si è gelato il sangue. Quando al ginecologo ho detto che volevo partorire naturalmente mi ha detto di si, ma che mi sarei dovuta sottoporre a monitoraggio a partire dalla 39esima settimana, e che avrei fatto il travaglio a letto.
Panico, paura, mi sono detta: io piuttosto partorisco a casa!!! Dopo avere cercato online in innumerevoli forum ecco la salvezza: il forum parto naturale, le ragazze di quel forum incoraggianti e competenti, i nomi di ostetriche che aiutano a fare partorire naturalmente, il dovere trovare comunque una struttura ospedaliera (perché i familiari non avrebbero supportato un parto in casa) e infine la soluzione. Un’ostetrica in gamba e competente che all’interno di una struttura ospedaliera offre alle donne che glielo chiedono tutto ciò che loro vogliono. Ed ecco il miracolo: il giorno dell’ingresso alla 39 esima partono le contrazioni, stavolta fortissime e intensissime da subito, la corsa in ospedale dopo un’ora di contrazioni: già a dilatazione completa incredibile! La sala parto/travaglio, luci basse, la mia musica, la vasca (e si, ho fatto il parto in acqua), tre sole persone presenti (ostetrica, allieva ginecologa di turno, mio marito). Niente monitoraggi, due sole discretissime visite, le sole parole incoraggianti di questa grandiosa ostetrica: "apriti", e dopo qualche grugnito la gioia incontenibile di trovarmi il mio cucciolo fra le braccia.
Non smettevo di ripetere: è meraviglioso, è incredibile, è fantastico (e i dolori di poco prima? e chi se li ricordava più?)
Taglio del cordone ritardato, ho visto la placenta (un pezzo di vita meravigliosa), due soli punti interni e la gioia di uscire dalla vasca con le proprie gambe, neanche l’ombra di flebo o altro. Visto che questo parto è stato di sabato sera la grande differenza è che il numero di personale invadente e potenzialmente invasivo è ridotto al minimo. Infine, dopo la notte trascorsa in ospedale il giorno dopo a mezzogiorno ho firmato per tornare velocemente a casa dai miei cari.
Partorire secondo natura è possibile, solo che non basta volerlo o desiderarlo, bisogna lottare per ottenere un parto rispettoso e riguardo alla paura del dolore secondo me bisogna lavorare sulla cultura del dolore, invece di “garantire” l’epidurale, che è un medicinale e obbliga le donne a non sentire e a farsi dire dagli altri cosa fare, bisognerebbe promuovere una cultura del dolore del travaglio di parto come fisiologico e passeggero e controllabile e finalizzato al cammino attraverso il corpo di una creatura che si apre alla vita. Se lo trattieni il dolore è incontrollabile, se lo assecondi e lo canti è potente e meraviglioso.
Questo post partecipa al
blogstorming
Tuesday, April 12, 2011
Una prospettiva sulla scuola di oggi vista da ieri e da dentro

Oggi giornata dedicata ai post sulla scuola italiana.
Innanzitutto scuola pubblica, in primis. Ben vengano le scuole private, ma finanziate non coi soldi pubblici, ma con quelli dei privati. I soldi pubblici devono servire per sostenere la scuola pubblica, ma purtroppo quanto accade in questi anni rappresenta una controtendenza. E dire che mio figlio frequenta una scuola dell'infanzia privata, non per scelta mia, ma perchè la pubblica più vicina, quella in cui lui andrà a tempo debito aveva la scuola dell'infanzia presso la succursale e non era attrezzata per accogliere un bimbo di 2 anni
(quindi privata "obbligatoria" per mancanza di offerta da parte della scuola pubblica)
Devo dire che in un modo o nell'altro ho sempre avuto un odio profondo per la scuola, in quanto istituzione. Quindi se, a pelle, la sensazione è questa vediamo quali sono le origini.
Quando ho frequentato il liceo me la cavavo discretamente, ma ricordo che i docenti si avvicendavano frequentemente e non tutti erano "appassionati" o "competenti". Iniziare ogni volta con un metodo nuovo era difficile
(Quindi alta precarietà dei docenti)
La nostra era una scuola periferica e arrivavano da noi i docenti con minor punteggio o quelli destinati ad andare via presto. Ricordo molti docenti appassionati e non ricordo affatto i contenuti, ma la passione, la visione del mondo che ci trasmettevano, la voglia di coinvolgerci in un pensiero attivo: e questo, si mi appassionava.
(quindi la professionalità di pochi)
D'altra parte ho realizzato con gli anni, e con orrore che: non ho mai frequentato un laboratorio di chimica, nè fatto un esperimento di fisica. Come può uno studente appassionarsi a materie che richiedono il lavoro sul campo se deve solo studiare sui libri?
(Quindi infrastrutture carenti)
Un altro elemento è la differenza nord sud, inutile negarla: c'è esiste ed è palpabile. Giavazzi scriveva sul Corriere qualche anno fa che un 7 al sud poteva corrispondere ad un 4 al nord. Eccessivo buonismo al Sud? forse. Non ho ritenuto l'articolo eccessivamente provocatorio, ma realistico. Quando mi capitava in adolescenza di confrontarmi con ragazzi che venivano da Milano o dal nord, pur non sentendomi una schiappa (ero abbastanza sveglia), non potevo non constatare che "loro" avevano una marcia in più. Se la scuola avesse concorso ad ampliare la loro visione della vita, beh, forse è una riflessione da prendere in considerazione
(Quindi minore disequilibrio tra nord e sud)
Infine quando ero a scuola e studiavo i limiti, le derivate e le funzioni ero animata da una grande curiosità, mi chiedevo e chiedevo: "a cosa servono"? Ecco in verità non ho mai trovato un insegnante che mi facesse intravedere i mondi meravigliosi delle applicazioni concrete dello studio della matematica, che, forse, all'epoca, mi avrebbero indirizzata verso studi scientifici. E' come se l'apprendimento di una disciplina fosse scollato e separato dal resto del mondo. E' indubbio che un approccio del genere non fa che allontanare gli studenti dalla voglia di studiare e di imparare.
(Quindi mancanza di visione d'insieme e distanza dalla realtà)
Oggi guardo la scuola dall'interno e vivo l'insegnamento come un vero e proprio dramma. Seppur motivata da un'etica calviniana, per cui porto avanti il mio compito nel migliore dei modi possibili eppure:
Così come chiesi, a mia volta, ad un insegnante il perchè dello studio delle funzioni, tempo fa uno studente mi chiese perchè studiare la letteratura: confesso in primis di essermi sentita spiazzata. In effetti ho cercato di dargli una risposta, della quale non ero neanche io troppo convinta. Ma alla base del mio lavoro metto sempre la voglia di suscitare la curiosità. Nonostante tutti i vincoli che le programmazioni impongono, il compilare cartacce e parlare di obiettivi, competenze etc. etc. (sarà ma io sono pragmatica, non parole ma fatti), cerco sempre di suscitare curiosità, di fare volare alto il pensiero, di stimolare i ragazzi a trovare connessioni sempre e comunque con il mondo reale. Certo la qualità dell'insegnamento è stimolata e migliorata in ambienti in cui gli studenti rispondono (vedi i licei). E' più critico il contesto di scuole in cui i ragazzi provengono da famiglie "deboli", ad esempio le scuole professionali. Beh lì la mia competenza e pazienza è messa a durissima prova, lì non conta conoscere, nel mio caso la lingua, ma bisogna industriarsi con migliaia di strategie collaterali solo per suscitare l'interesse di base.
(quindi al docente sono demandate non solo le competenze della disciplina che insegna, ma anche umane, sociali, psicologiche, strategiche e non sempre l'università forma a queste ultime)
Un altro aspetto che mi sta molto a cuore: scuola e tecnologia (non internet). Anche in questo caso c'è uno scollamento fra la realtà e la scuola. Gli studenti sono molto più "tecnologici" dei docenti con i quali sembra abbiano da spartire ben poco. Causa scarsi fondi, poca conoscenza dell'open source, poca predisposizione ad investire in tecnologia, in molte scuole il massimo della dotazione tecnologica è rappresentata da costosissimi e poco utilizzati laboratori linguistici, difficili da usare, con programmi non sempre aggiornati e con la possibilità di accedere in rete bloccata, causa scarsa fiducia nei confronti dell'utenza. E se improvvisamente "sbocciasse" il wifi e fosse permesso anche l'uso degli smartphone per le lezioni e non si spendessero fondi in inutili corsi di formazione e costosissime LIM, ma si desse libero sfogo all'uso condiviso e diffuso della rete... certo per questo i docenti in primis dovrebbero cogliere le infinite possibilità offerte dalla rete e non vederla come ostile e infido strumento, luogo di perdizione. In questo caso formazione dei docenti e responsabilizzazione dovrebbero essere le parole chiave.
(quindi scarsa attitudine tecnologica)
Aspetti architettonici: per me non sono trascurabili: le strutture scolastiche sono fatiscenti, cadenti, pericolose, brutte. Certo se si investissero i soldi che vengono devoluti in maniera caritatevole alle private per rendere vivibili e fruibili le nostre scuole, più verdi, più colorate, magari verrebbe anche più voglia di starci dentro.
(quindi carenze architettonico-strutturali)
Infine, last but not least, l'aspetto motivazionale e remunerativo. A dispetto dei molti che in maniera spicciola liquidano il lavoro degli insegnanti come "troppo retribuito a fronte del tempo libero e delle vacanze" beh è indubbio che il tempo ha un valore economico, ma il mio lavoro non si conclude con le ore a scuola, devo correggere i compiti, preparare le lezioni, se sono un insegnante coscienzioso, leggere, informarmi e anche aggiornarmi (e si sa che l'aggiornamento ha dei costi, l'azienda magari paga l'aggiornamento, la scuola no). Se non ho il tempo per coltivare la disciplina, leggere, informarmi, acquistare libri, giornali, come potrò essere un insegnante all'altezza dei tempi? Io sarei per allungare l'orario di permanenza a scuola. In che senso: spesso io preferirei avere uno spazio per me a scuola e "finire" il lavoro lì, piuttosto che essere interrotta a casa migliaia di volte dai miei figli. Datemi uno spazio di lavoro e i compiti, la preparazione, lo studio li continuo a scuola e guarda come improvvisamente i tempi di permanenza nella scuola sarebbero analoghi a quelli di un ufficio.
Non intervengo sul tema della meritocrazia, se non per dire che la direzione verso la quale spinge la riforma a mio avviso non è la migliore, ma siccome non ho riflettuto su eventuali alternative mi fermo qui.
(quindi difficoltà ad aggiornarsi a fronte di motivazione e remunerazione).
Questa è una riflessione molto "di pancia", speriamo che una giornata come quella di oggi, come le tante altre e le manifestazioni possano risvegliare l'interesse dei burocrati troppo alle prese con interessi locali e privi di una visione lungimirante e ampia. L'educazione (education) e gli aspetti relativi all'istruzione sono temi troppo sensibili per la crescita di un paese perchè vengano relegati solo ad alcuni temi rimandati ossessivamente dai media.
Good luck belove/behated school.
Tuesday, November 30, 2010
Second Giveaway a Bilingue per gioco
Giveaway: rivista Inglese per bambini su scienza e arte
Tags Bambini Inglese, giveaway, Inglese bambini, okido, Riviste, Riviste inglese bambini
Eccoci al secondo giveaway di Natale di Bilingue per Gioco. Anche questa volta la lingua del giveaway è l‘Inglese, non per altro, è la lingua che ho approfondito meglio…., ma non disperate, ci sarà spazio anche per molte altre lingue.
Bene il giveaway di questa settimana, è veramente particolare. Si tratta di Okido, una rivista made in UK per bambini,anzi come dicono loro, an art and science magazine for children.
Se vi state domandando dove l’avete già sentita ve lo dico subito, su Bilingue per Gioco, per l’esattezza, qui. E sì, perchè io, anzi in verità A., il mio bambino, si è abbonato ad Okido a Febbraio di quest’anno. E’ una scelta che ho preso quando mi sono resa conto che neanche io utilizzavo tutti gli strumenti potenzialmente a mia portata per far entrare l’Inglese nella nostra vita, la rivista è stato quindi il primo passo, un altro, più di recente, sono stati gli audiolibri. Altri strumenti verranno sicuramente ad aggiungersi.
Okido è una rivista veramente particolare, diversa, e come spesso accade, a volte ci vuole un po’ di tempo per abituarsi alle cose diverse. A suo tempo l’ho scelta perchè non ha una sola riga di pubblicità, nemmeno una, ci si dimentica che sia possibile…, perchè il filo conduttore delle art and science mi sembra molto interessante e molto trascurato, e per questo suo essere diversa, che è difficile da spiegare… Diversi illustratori, e autori, collaborano con Okido, manessuno ha uno stile scontato, simile a quanto già visto, e questo lo trovo molto creativo e stimolante.
Quando abbiamo cominciato a ricevere Okido, a febbraio, A. era ancora un po’ piccolo. Ma l’appuntamento trimestrale è diventato sempre più coinvolgente, e adesso A. legge con moltissimo interesse queste riviste, che ovviamente sono da conservare e riproporre a più riprese, e in diverse fasce d’età, perchè non si limitano a raccontare storie, ma offrono punti di vista e spiegazioni su noi stessi e sul mondo, e ovviamente quanto più grandi sono i bambini tante più informazioni e dettagli sono in grado di cogliere.
Quindi, ecco il giveaway: 4 numeri di Okido, che vi verranno spediti in un unico pacco, ma ovviamente nulla vi vieta di tirarli fuori uno alla volta, con calma, come se davvero arrivassero per posta.
Quindi, ecco cosa dovete fare per partecipare:
- Condividete questo post tramite FB, Twitter o il vostro blog (se avete Facebook mettetemi tra i vostri amici, anzi Friends, please, se non avete nè FB, nè Twitter, nè un blog fa lo stesso, però magari potete mandare un’email a amiche o amici, che ne dite?) (P.S. se nel fare lo share vo compare un’immagine che non c’entra nulla per favore cercate quella giusta, oppure cliccate su “no thumbnail”, e se sapete come posso risolvere il problema ditemelo per favore!)
- Lasciate UN SOLO commento a questo post, aggiungendo il link della vostra segnalazione
Sabato 4 Dicembre dopo le 12 -mezzogiorno- (ora italiana) verrà estratto il vincitore.
Ci sarà un Giveaway ogni lunedì fino a Natale, almeno, e vi assicuro che sono tutti molto interessanti!, tutti coloro che parteciperanno a questo giveaway e ai successivi riceveranno un regalino prima di Natale, vi anticipo subito per correttezza che non proprio tutti potranno usarlo, solo chi parla: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Portoghese, Sloveno, Ungherese, Danese, Svedese, Finlandese, Polacco, Ceco, Rumeno, Irlandese. Lo so, questo lascia fuori alcuni, ma riconoscetemi la buona volontà…
In bocca al lupo!
Tuesday, September 28, 2010
Usando app per blogging
In sintesi: sperimento l'iPhone ed è un gioiellino pur con i sopracitati difetti ( vedi post precedenti)
App che sto sperimentando per postare su blogger:
Blogbooster freeware
Saturday, June 12, 2010
Hello there: I AM HERE

Here's what is happening. I'm no digital-native but I'm struggling with this fascinating world to find my digital identity. And something is actually on the move these days. After subscribing to twitter and friendfeed, I changed my initial identity here on my blog webpage. From shrinkingpat, and the shrinking is actually going on, to trinitypat.
Here's a little story about my nickname. I was given it from some fellowstudents back in 2003. The Matrix had already become a cult amidst the web passionates and Matrix reloaded was released in 2003. I felt rather flattered to be addressed with such a nick. Must be honest: never really got how teasing it could be. But I really loved it. I clearly had nothing like her Trinity, but I would love to be like her, maybe some hidden potentiality? So. I thought: the hell why not ! I like it !
Hence here I am. During these years Trinity had been always wafting, floating in some remote place. Then one day this mug showed up again. Was it a sign? So I've been synchronising almost all my accounts on the web 2.0: friendfeed (just logged in today, still don't know it works), twitter, tumblr) I also have an account on flickr, and one on de.li. and on facebook and on gmail...
So let's go back to where I started: I'm no digital native - hence I'm slowly learning how to use these tools, synchronise 'em and most of all get to a place where I'll understand how I can contribute meaningfully to the pulsing breathe of the web.
hello there HERE I AM !!!!
Thursday, June 10, 2010
ode to my blog
Thursday, April 29, 2010
It's spring, how about changing the blog layout?
It's cool to have a blog
The point is that everybody might say anythng they want to, but I guess it's useless if you make other people waste their time invinting them to read your blog unless you have something interesting or cool to say. But I like having the possibility to come in this space form time to time and adding some sort of thoughts.
I always get stuck on rules, but I can change them from time to time, it's my blog and my place, it's like being in your room, if you don't feel like tidying up who cares, but yourself.
So today I felt like saying something different than complaining about my inability to cope !

